Benvenuti...spero vi piaccia la mia casetta virtuale, fermatevi per un caffè e quattro chiacchere...e se vi va lasciatemi un segno del vostro passaggio!

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Il pranzo di nozze

Posted on : 07-02-2010 | By : Laura | In : Uncategorized

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Ok, ieri abbiamo fatto la prova ed ecco il menù…curiosi!! :)

Rinfresco alla Rocca, prima del matrimonio, verso le 10:15-10:30

Raspadura, tartine di prosciutto e rafano, tartine al patè di olive, involtino di pancetta e prugna. Spumante e cocktail analcolico.

Pranzo


Antipasti

Tortino caldo di carciofi, Sformatino di borragine, Cotechino su letto di patata ricoperto da fonduta

prosciutto di langhirano, coppa val Tidone, Lardo affettato e gnocco fritto

Primi

Zuppa di zucca e porri

Risotto alla faraona

Secondi

Anatra muta al vino rosso

Spiedini alla zingara

contorni abbinati

Dessert

mousse di mela con salsa al kiwi

Torta nuziale di noci con crema zabaione calda e vino passito

Il fatto che ci abbiano fatto assaggiare tutto in porzione reale ieri sera vi assicuro che non mi aiuterà a entrare nel vestito da sposa!! La zuppa, l’anatra e gli spiedini sono spettacolari comunque!! :)

Che dite, può andare? ;)

“Avventure Agrodolci”. Elogio ad Anthony Bourdain.

Posted on : 05-02-2010 | By : Laura | In : Uncategorized

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Questo blog si chiama Libri e Cannella, ma confesso che i libri me li ero un pò dimenticata per strada…ma ora eccoci di nuovo qui con la mia piccola recensione. Bhè, piccola mica tanto, sarà bella lunga. Andate a farvi un tè, mettetevi comodi, prendete anche un paio di biscottini…pronti?

Io amo Anthony Bourdain, è il Dr. House degli chef e lo adoro per questo. Marco mi ha regalato “Avventure agrodolci” per Natale e io ne sono stata ben felice, anche se al primo capitolo quando ho letto dell’episodio di lui che si mangia la foca insieme agli eschimesi mi son detta: “che palle, un libro che parla delle puntate già viste e riviste…”. E invece no! Cioè, ci sono 3 o 4 capitoli che parlano delle puntate ma, a parte quella degli eschimesi, offrono un punto di vista più ampio, restroscena e quindi sono comunque interessanti. Gli altri capitoli spaziano tra avventure personali, avventure giovanili, confessioni e anche una guida ai migliori e peggiori locali di New York City.

Un libro davvero interessante che diventa un pò noioso solo nell’ultimo capitolo che è un romanzo breve a tema culinario scritto dal prode Tony. Lo stile è quello degli episodi tv, nessuna censura verbale, quindi astenersi perbenisti :)

Ci sono tre capitoli che mi hanno colpito più degli altri : uno parla dell’essere chef, l’altro degli chef tradizionalisti contrapposti agli innovatori e il capitolo che descrive la sublime esperienza di cenare al Masa di New York, il minuscolo ristorante dello chef Takayama dove il sushi è un’esperienza mistica. Infatti ho prenotato subito dopo averlo letto! :)

Vi riporto il capitolo su innovazione contro tradizione…”Sei un crip o un blood?”*

*Crip e Blood sono due gang rivali di Los Angeles, risalenti agli anni 60

“Ho appena finito di leggere Stanley Park, dello scrittore canadese Timothy Taylor, un romanzo brillante, anche se a tratti irritante, che ha per protagonista uno chef. Il personaggio di Taylor divide il mondo dei cuochi in due categorie, i crips – transazionalisti, per i quali i prodotti di terre lontane sono i benvenuti, gente che cucina senza limiti o confini, costantemente alla ricerca di metodi innovativi per combinare il vecchio con il nuovo- e i bloods, per i quali il terroir, e un solido, rigoroso legame con una regione e le sue stagioni, sono una priorità inderogabile. tra i crisp si potrebbero riconoscere tipi come Norman Van Aken, Nobu Matsuhisa, Jean Georges Vongerichten, i praticanti della “fusion”, chef che vogliono l’ingrediente, al meglio, da qualsiasi parte esso venga e qualsiasi distanza abbia percorso. Il crip si affida al proprio talento, al proprio occhio, alla propria capacità di addomesticare gli ingredienti, nella speranza di aprire un nuovo cammino, di rivelare qualche aspetto nuovo di cibi che noi diamo per scontati, accostandoli all’esotico e all’inconsueto. Abbiamo visto di cosa sono capaci i crips nel bene e nel male, la terribile omologazione di alcuni menù alla moda dai nomi singolari – Pacific Rim, Pan-Asian, Nuevo Latino. in cui gli chef usano in modo errato ingredienti asiatici, o sudamericani, con lo stesso entusiasmo maldestro di un labrador in calore che resta inutilmente e ottusamente attaccato alla vostra gamba. Il primo e più evidente esempio di blood che mi viene in mente è senz’altro Alice Waters. I suo Chez Panisse, a Berkeley, è la culla della rivoluzione slow food, un ristorante i cui piatti rappresentano la munificenza  della california settentrionale e della costa nordoccidentale del pacifico. Fergus Henderson è un altro blood, la cui cucina è una fiera espressione sia nazionale che culturale. Ci vuol coraggio a dire : “cucinerò ciò che è disponibile in stagione. ciò che si trova qui.” Conferma l’ineguagliabile piacere di mangiare fragole di bosco o asparagi selvatici in Francia, anguille fresche in Portogallo, pomodori in Italia. I bloods, secondo me, radicati come sono a un luogo e a un tempo, sono più portati a cucinare con sincera, profonda integrità e partecipazione, cercando di nutrire, addolcire, placare, evocare piuttosto che abbagliare. Mi è sempre piaciuto considerarmi un blood. Essendo, negli ultimi tempi, andato in giro per il mondo, spesso in paesi poveri, dove essere un blood non è una scelta, sono sempre rimasto incantato da come i cuochi locali riuscissero a preparare dei piatti freschi, vigorosi, genuini e squisiti, spesso avendo a disposizione risorse molto scarse. Come per i pionieri della cucina italiana e francese, il motore che muove la grande cucina del Vietnam o del Messico, per esempio, sembra sia la triste necessità di adoperare ciò che è disponibile quando è disponibile, e tirarne fuori il meglio. Ho discusso a lungo, fino allo spasimo, sulla necessità di avere del cibo di cui si conosca la provenienza, e ho sempre sostenuto che ciò che manca principalmente nella cultura culinaria anglo-sassone sono i prodotti regionali, stagionali, ai quali tanti italiani e francesi sono abituati sin da piccoli. Ma ora, non ne sono più tanto convinto. C’è più di un semplice odore di dogma nella posizione dei bloods. Il “gruppo degli otto”, gli chef francesi che bandirono l’introduzione di spezie e ingredienti stranieri nella haute cuisine, mi ricorda una fazione simile, che vorrebbe che ogni film fosse un polpettone in costume prodotto con i fondi governativi e con l’inevitabile Gerard Depardieu per protagonista. Mi viene in mente il commento di uno chef francese mentre osservava un suo collega alsaziano preparare la choucroute garnie : “questo non è frrranscese”. C’è sempre un pizzico di sciovinismo nell’aria quando uno chef mette al bando influenze “esterne” o “straniere” dalla propria cucina…esiste una preoccupante somiglianza tra coloro che rifiutano le influenze straniere e coloro che rifiutano gli stranieri. E la setta degli anti-ogm, che con tanto fervore proclama i pericoli di pesticidi, ormoni, antibiotici e manipolazioni genetiche, spesso sembra mossa da motivazioni che non hanno niente a che vedere con sapore o il piacere. La lobby dello slow food, che si dibatte per prodotti di origine controllata, cibi biologici e naturali, animali macellati in modo indolore, e fantastica di un ritorno al mondo agricolo fotogenico che non si realizzerà mai, sembra non tenere conto del fatto che questi prodotti sono cari, e che in questo mondo, gran parte della gente va a letto che ha ancora fame, e che molti di noi non possono saltare sulla space wagon in compagnia di Sting e andare a fare la spesa al mercato delle verdure biologiche , pagando il doppio dei prezzi normali. Non fraintendetemi. A me piacciono i prodotti naturali, quasi sempre il sapore è migliore. Il salmone di fiume è migliore di quello di vivaio,e, sìlo ammetto, i prodotti d’allevamento sono una minaccia per la qualità in genere. Un pollo ruspante è più saporito, ed è meno probabile che contenga colibatteri. L’allevamento in spazi aperti è senz’altro migliore, quando possiamo, dunque, lasciamo che Bambi corra libero per i boschi. Poichè la clientela del mio ristorante è composta per la maggior parte da ricchi nevrotici, posso anche permettermi ogni tanto di comprare prodotti biologici e naturali. Anche per i prodotti stagionali faccio del mio meglio. Ma alla fine della giornata, se trovo un pomodoro irradiato, geneticamente modificato, proveniente dall’altro lato del paese, che è più gustoso di un pomodoro italiano cresciuto nell’orto della nonna (improbabile, ma supponiamo che sia così), anche se è dimostrato che provoca ogni tanto un tumore nei topolini del laboratorio, probabilmente lo uso lo stesso. Alla fine, quello che conta è il sapore. A me, per esempio, piace il manzo allevato a granaglie. Quando si parla di manzo, non voglio che le mie bistecche vengano da un animale muscoloso, iperallenato, con la mente libera. Voglio un bel ragazzone grasso e mansueto, che abbia trascorso l’ultima parte della sua vita in una cella stretta, pensando solo a mangiare grano e mais, con tutte le venature di grasso che filtrano nella carne. Se, come nel caso del manzo Kobe, qualche gentile allevatore è disposto a fare alla mia creatura un bel massaggio al sakè, meglio così. Al suo confronto quella roba argentina, allevata a pascolo e impacchettata sottovuoto in confezioni piene d’acqua e sangue sa di carne di scimmia. La prima domanda che dovrebbe porsi uno chef riguarda il sapore di un determinato prodotto. Insistere, pretendere che tutti i prodotti siano regionali, stagionali, direttamente legati al tempo e al luogo può, nel caso di sostenitori troppo accaniti, un atteggiamento tipo “ritorno alla terra” che ricorda gli khmer rossi. Non molto tempo fa, in una fattoria di Napa Valley, osservando Thomas Keller, il più grande, forse, degli chef blood (un uomo con tendenze crip appena accennate e comunque orientate al meglio), strappare dal terreno l’aglietto fresco e i porri appena nati, sentii un brivido forte, dolce-amaro, un anelito a vedere le cose come potrebbero essere nel migliore dei mondi. D’altro canto, visitando il mercato Tsukiji di Tokyo, stupefatto di come i giapponesi continuassero a saccheggiare gli oceani, pensai : “Cristo! Guarda tutto quel pesce, è incredibile! Cacchio, quel toro ha una bella faccia! Lo voglio anch’io!”. Per quanto consapevole dei misfatti che l’uomo compie in nome del cibo, confesso che non me ne può fregare di meno, quando sono davanti a un esemplare freschissimo di baccalà. Penso, dunque, che non riempirò la dispensa del mio ristorante con prodotti provenienti esclusivamente dalla Hudson Valley, almeno non nel prossimo futuro. Quando i miei clienti vorranno le fragole le farò venire da un paese più caldo. Anche se uso il foie gras newyorkese per i piatti saltati in padella, continuerò a usare quello francese per le terrine. Il riso per risotti lo farò venire dall’Italia, i fagioli per il cassoulet da Terbes. Perchè sono migliori. Quando riuscirò a trovare di nuovo quelle piccole anguille fresche del Portogallo, ne ordinerò a quintali: chi se ne frega se non ce ne saranno più per i portoghesi? Continuerò pure a bere caipirinha col mio sashimi al Sushi Samba di New York, cercando di non sentirmi un imbecille per questo. Forse, la cosa migliore per uno chef, per quanto gli è possibile, è cucinare col cuore. Mentre le nazioni più povere hanno la tradizione di cucinare bene perchè sono costrette a farlo, noi abbiamo la possibilità di scegliere. Se possiamo fare nostro un insegnamento della corrente blood, è che per cucinare bene è sempre meglio ricavare il meglio da ciò che si ha a disposizione.Se la visione e l’identità di uno chef sono strettamente legate a una certa regione o cultura, tanto meglio. Continuerà l’opera divina. Se abbiamo a disposizione del pesce azzurro fresco del luogo, non c’è motivo di farsi arrivare i branzini congelati e mollicci del Cile. Un bravo chef importa un prodotto dall’altro lato del pianeta perchè c’è un buon motivo, non per la novità o per il pregio. Perchè perdere tempo a preparare cibo messicano a Londra se il risultato è un pastone anonimo e amaro che sa di stucco? Perchè spendere centinaia di migliaia di dollari per fare un surrogato di emporio dim-sum alla moda, per poi svuotarlo dell’atmosfera allegramente informale e trasandata che rende così divertente l’esperienza dim-sum? Per quanto sia orripilante vedere un giovane principiante , fresco di scuola alberghiera, bombardare i suoi clienti con olio di dende, basilico thailandese, yuzu e chipotles, è bello sapere che altri, che hanno maggiore familiarità con questi ingredienti, li possono trovare a loro piacimento. Ma non rinuncerò mai ai miei tartufi bianchi d’Alba finchè ce ne saranno ancora in giro. Datemi un ortolano (uccello della famiglia degli Emberizidi) contrabbandato clandestinamente, e mi ritroverete a sgranocchiare ossicini con un lievissimo senso di colpa. Starò solo attento a non farlo cuocere troppo.”

E adesso via, che si apra il dibattito! :) Per l’acquisto del libro vi rimando direttamente al sito della Feltrinelli!

Io intanto vado a finire i mestieri perchè nel we avrò pochissimo tempo e domenica sera abbiamo pure ospiti…vi mando un bacio e a presto!!

Quiche con cipolle rosse, spinaci e prosciutto

Posted on : 04-02-2010 | By : Laura | In : Uncategorized

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Dato che avevo sottomano “La mia cucina naturale” di Jamie Oliver ho cercato anche uno spunto per la cena…ed eccolo qui! Una bella quiche! Era proprio tanto che non ne preparavo una! Questa mi ha molto soddisfatto, anche se con gli spinaci freschi sarebbe stata più buona. Io purtroppo ne avevo un bel pacco in freezer da finire e quindi ho attinto da lì…vabbè, la prossima volta, così proverò anche la mia modifica per le cipolle eheheh :)

Solo una piccola nota. L’altra sera al supermercato c’era una specie di sagra della bufala : carne, mozzarelle, latte e anche burro! Così ho preso delle salsicce di bufala e il burro. Il burro non è più buono di quello di mucca, è di un bianco quasi inquietante (pare candeggiato) ma ha il grande pregio di raggiungere la temperatura ambiente 1 minuto dopo che è stato tirato fuori dal frigo. L’ho trovato indicato per la preparazione della frolla dato che ho messo tutto nella planetaria e si è ammorbidito all’istante! La pasta è risultata molto elastica e una volta tirata fuori dal frigo è stata davvero facile da stendere, dato che non era per nulla dura! E’ rimasta molto compatta, non si è appiccicata al mattarello man mano che si scaldava…insomma, mi ha dato parecchie soddisfazioni!

Per la frolla salata (per la torta serve metà dose, io l’ho fatta in questa quantità così metà andava nella torta e metà  per fare dei biscottini salati al volo…)

  • 500 gr di farina 00
  • 200 gr di lardo a cubetti (io ho usato la stessa dose di burro di bufala)
  • 50 gr di cheddar grattugiato al momento (ho messo il pecorino)
  • sale
  • un rametto di rosmarino (solo aghi)
  • un rametto di timo (solo foglioline)
  • 2 uova grandi
  • latte

Mettete tutto nel mixer e lasciate impastare. Aggiungete il latte solo se necessario, nella quantità necessaria per ottenere una palla liscia. Avvolgete l’impasto nella pellicola e mettete in frigo per almeno 30 minuti

Stendetela e a questo punto avete due possibilità…o stenderla in una teglia 30×4o per ottenere una quiche bassa oppure stenderla in uno stampo per crostata da 26 cm (come ho fatto io) per una quiche più alta… Mettete lo stampo in freezer se ci sta, altrimenti in frigo, fino al momento di cuocere.

Per il ripieno

  • olio evo
  • 3 cipolle rosse (piccole) tagliate a velo
  • 1 spicchio d’aglio affettato finemente
  • 350 gr di spinaci freschi (io ho usato la stessa dose di spinaci surgelati)
  • qualche foglia di magggiorana
  • sale e pepe qb
  • 500 gr di creme fraiche
  • 150 gr di parmigiano grattugiato al momento
  • 3 uova grandi
  • 200 gr di prosciutto di Praga (affumicato)

In una padella versate un filo d’olio. Fate cuocere le cipolle finchè saranno tenere ma non troppo colorite. Unite gli spinaci e fateli appassire per bene, altrimenti perderanno un sacco d’acqua all’interno della quiche. In una ciotola mescolate il parmigiano, la creme fraiche e le uova. Regolate di sale e pepe. Tagliate il prosciutto a striscioline.

A questo punto tirate fuori la pasta dal frigo e mettetela in forno già caldo a 180° per circa 10 minuti, finchè sarà dorata. Tiratela fuori e mettete sul fondo il misto di cipolle e spinaci, ricoprite con le striscioline di prosciutto.Versate la crema sopra a tutto, livellate e spolverate con altro parmigiano grattugiato e foglioline di maggiorana. Infornate per 30-35 minuti a seconda del vostro forno, comunque finchè si sarà formata una bella crostina dorata…buon appetito!

Note

Gli spinaci hanno perco comunque un pò d’acqua. La frolla non era intrisa però s’ha da rimediare. Allora la prossima volta proverò standendo un velo di marmellata di cipolle rosse sulla frolla cotta. Poi ricoprirò solo con gli spinaci. La marmellata dovrebbe “sigillare”…vi farò sapere!

Comunque grazie alla ricetta del ketchup e a questa Jamie si è guadagnato la fiducia di Marco che per San Valentino mi regalerà l’abbonamento al suo magazine!! Evviva!!

Oggi mi sono anche dedicata alla prenotazione di alcuni ristoranti fra Usa e Canada…per ora niente di esclusivo, anche se un paio ci sono in lista ma sto aspettando risposte…speriamo di riuscire ad andare almeno in uno, in fondo è un viaggio di nozze! :)

Il “Jamie Oliver ketchup” fatto in casa

Posted on : 03-02-2010 | By : Laura | In : Uncategorized

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In realtà volevo aspettare a fare questo post. Volevo aspettare di aprire un vasetto, fare una bella foto con un cucchiaino che si tuffava nel ketchup ma…non resisito!! E troppo buono, vi devo assolutamente far venire voglia di farlo!!

“La mia cucina naturale” di Jamie Oliver è entrato in casa a Natale come auto-regalo. E’ un libro davvero ben fatto, suddiviso per stagioni e per ingredienti, ricco di foto e di consigli sulla semina degli ortaggi sulla scelta delle uova o della selvaggina. Il problema è che è così ben fatto che ti fa venire voglia di comprarti tutti gli altri libri di Jamie, di abbonarti al suo magazine e di andare in pellegrinaggio in Inghilterra a ringraziarlo di persona! :) Vabbè…iniziamo a usare un pò questo ricettario, per il resto si vedrà!!

Io ho usato tutti ingredienti bio grazie all’auchan sotto casa che  ha creato un apposito reparto e ora è molto più facile reperire prodotti bio senza andare fino al Naturasì. Le uniche cose non bio sono lo zenzero perchè non c’era e l’olio evo perchè ce ne hanno regalato 10 litri a Natale direttamente dalla Puglia, buonissimo! Le spezie di solito le prendo su Seasoned pioneers e scelgo sempre la versione “organic”, solo il pepe è pepe nero in grani della drogheria e alimentari, preso al super (ok, questo forse non era il miglior pepe disponibile ma è quello che avevo in casa…).  Tutto ciò per dire che un buon risultato è stato ottenuto anche perchè è un ketchup quasi interamente biologico, realizzato con i prodotti migliori che sono riuscita a trovare.

Fare il ketchup non sarà una cosa veloce ma vi assicuro che ne varrà la pena. Armatevi di 2 ore di tempo libero, pazienza, una pentola da 3 litri col fondo spesso, un colino a maglie molto fitte, un minipimer e una ciotola preferibilmente alta e stretta. Ah e di vasetti puliti e tappi nuovi. Meglio vasetti non troppo grandi perchè una volta aperto non so quanto dura il ketchup casareccio e quindi è meglio averne una piccola dose da finire.Pronti?

  • 1 cipolla rossa pelata e tritata grossolanamente
  • 1/2 finocchio tritato grossolanamente
  • 1 gambo di sedano tritato grossolanamente
  • olio evo
  • 1 pezzo di zenzero fresco grosso come un pollice tritato grossolanamente
  • 2 spicchi d’aglio pelati e affettati
  • 1/2 peperoncino rosso fresco, privato dei semi e tritato (io mi son scordata di comprarlo e ho messo un cucchiaino di peperoncino guajillo secco in fiocchi bio)
  • 1 mazzetto di basilico fresco, diviso in foglie e gambi. I gambi vanno poi tritati.
  • 1 cucchiaio di semi di coriandolo
  • 2 chiodi di garofano
  • 1 cucchiaino di pepe nero appena macinato
  • sale (il maldon non mi è ancora arrivato, ho usato il fior di sale)
  • 1 kg di pomodori (io ho usato i san marzano)
  • 350 ml d’acqua
  • 200 ml d’aceto di vino rosso
  • 70 gr di zucchero di canna semolato (io in casa avevo il muscovado)

Allora, secondo me su questa pagina c’è un piccolo errore di stampa dato che parla di mettere erbe e spezie e poi dice di aspettare che le verdure siano morbide…e quando le hai messe le verdure?? Quindi sono andata un pò a libera interpretazione…

Fate un bel fondo d’olio evo, abbondante. In un mortaio mettete i semi di coriandolo, i chiodi di garofano e il peperoncino e pestate bene, versate nell’olio insieme allo zenzero, all’aglio e ai gambi di basilico e iniziate a far soffriggere. Appena sentirete che gli aromi inizano a sprigionarsi unite le verdure tritate, (tranne i pomodori e le foglie di basilico), il sale e il pepe. Versate Lasciate cuocere per una ventina di minuti poi unite i pomodori tagliati grossolanamente e l’acqua. Io li ho tagliati in quarti tanto poi si sfaldano in fretta e vanno frullati quindi è inutile star li a fare una brunoise perfetta :) . Portate a bollore e aspettate che la salsa si riduca circa della metà. Ci vorrà una mezz’oretta – 40 minuti circa. Aggiungete il basilico poi prendete il minipimer e frullate tutto. Iniziate dunque con le operazioni di filtraggio. Dice di filtrare due volte, io ho fatto così : dalla pentola ho versato il tutto nella ciotola, filtrando. Pian pianino, a piccole dosi, mescolando il contenuto del colino con un cucchiaio finchè “lo scarto” rimasto era davvero privo di ogni parte liquida o umida. Il contenuto della ciotola poi l’ho passato nella brocca del minipimer, sempre filtrando come spiegato prima e ho dato 1 altra frullata. Dalla brocca poi ho riversato tutto nella pentola, nel frattempo lavata e asciugata, sempre filtrando col solito metodo. Ne è risultata una salsa davvero liscia e abbastanza liquida. Ho aggiunto lo zucchero e l’aceto e nel frattempo ho acceso il forno per sterilizzare i vasetti, a 200°. Lasciate la salsa sul fuoco finchè ribollirà e avrà la consistenza del ketchup, non troppo denso perchè poi raffreddandosi si rapprenderà un pò. Ci vorranno circa 30 minuti. Assaggiate e aggiustate di sale e pepe secondo il vostro gusto. Io non amo particolarmente il pepe ma ne ho dovuto aggiungere un paio di girate davvero abbondanti…sale invece poco.Prendete i vasetti bollenti dal forno e versateci dentro il ketchup bollente. Chiudete subito coi tappi che avrete fatto bollire e rigirate a testa in giù, lasciando i vasetti in questa posizione finchè saranno completamente freddi. A me ne sono venuti 3 da – credo – 250 ml.

Alcune note:

  1. Il ketchup fatto in casa si conserverà circa 6 mesi in un luogo buio e asciutto oppure in frigorifero. Io ne terrò uno in frigo e gli altri in dispensa. Da aperto non so ancora quanto si conserva ma vi aggiornerò.
  2. Questo ketchup non è uguale a quello comprato, anche se davvero di avvicina molto a quello della Heinz. Ma con una marcia in più. Secondo me non lo comprerete più e lo farete sempre a casa. Io per esempio spero che ques’estate il vicino del piano di sotto mi regali ancora i pomodori del suo orto. O corromperò i suoceri per usare l’orticello nel loro giardino che non mi pare loro sfruttino molto…
  3. La casa puzzerà parecchio d’aceto, spalancate le finestre!!! Consiglio dunque di non mettersi a fare il ketchup in giorni gelidi e ventosi onde evitare la bronchite
  4. Jamie dice che si può fare con pomodori di diversi colori…il ketchup di pomodori verdi come verrà secondo voi?? Bellissimo però da vedere!!

Allora, vi ho fatto venire voglia?? Dai dai, provate a farlo e poi mi direte se avevo ragione o no ad esserne entusiasta e a consigliarvelo!!

ps: fra vasi, vasetti, conserve e marmellate fra un pò mi toccherà davvero comprare una casa come quella di Nigella con la stanza – dispensa grande come la mia cucina!! Che figata…magari!! :)

Aggiornamenti dal fronte matrimonio

Posted on : 01-02-2010 | By : Laura | In : Uncategorized

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Ebbene, tra 39 giorni mi sposo! Pian pianino sembra che tutto vada definendosi, organizzandosi…forse non sarà un matrimonio da manuale con tutti i dettagli che fanno tanto chic ma…si fa quel che si può! :P

Al momento del fidanzamento tutti (leggasi parenti) ci hanno assilato con il fatto che il ristorante andava prenotato ALMENO 1 anno prima pena immani tragedie e pranzo di nozze al McDonald’s. Va bene. Allora abbiamo prenotato, poi il matrimonio è stato spostato a San Giuliano, abbiamo annullato e riprenotato un altro ristorante. Bene. Allora vediamo anche le altre cose…eh no! No perchè per le partecipazioni era presto, il vestito era presto, i fiori prestissimo…insomma qualunque cosa cercassimo di fare ci rimbalzavano un pò tutti dicendo torni fra 6 mesi. In realtà anche un ristorante sul lago di Como ci ha rimbalzato perchè era presto. E anche il comune perchè le pubblicazioni valgono 6 mesi e le dovevamo fare come minimo a Ottobre! Così ci è passata un pò la voglia…Poi il 1 Gennaio ci siamo detti :”Oh porca vacca (vabbè, la citazione non è proprio letterale :P ) mancano 3 mesi!!” Ed ecco qui cosa abbiamo combinato…

  • Partecipazioni & CO.

Allora, a parte il fatto che qualunque tipografo abbiamo sentito ha avuto una specie di crisi isterica perchè 3 mesi erano pochi (3 mesi sono pochi, 1 anno è troppo, 6 mesi era Agosto e non c’era in giro un’anima…e che palle!) il costo medio di partecipazioni, tableau marriage, segnatavoli e biglietti di ringraziamento si aggirava intorno alle 800 euro. Mmmm…abbiamo optato per la creazione dell’evento su Facebook! Scopo ottenuto, costo zero e primo accantonamento fondi da destinarsi alla ricerca sull’amiloidosi. Meglio di così…Ok, ad essere sinceri ne faremo stampare 10 da VistaPrint, perchè genitori e nonni e parenti stretti ne vogliono una “per ricordo”.

Per il tableau marriage ci penserà una mia cara amica e lo creerà con le sue sante manine (grazieeeeee!!!) e come riferimento abbiamo trovato questo su google immagini…non sembra male no?

Io non mi intedo un granchè di decoupage ma pare qualcosa che con un righello, cartoncini colorati, forbici, colla e stampante a colori si può riuscire ad ottenere…

Per i segnatavoli ci siamo rivolti a Ebay e abbiamo scovato questi, abbastanza carini e originali

I tavoli avranno i nomi degli Stati che visiteremo durante il viaggio di nozze…non originalissimo ma dato che non avevamo idee migliori…(comunque dato che il regalo è quello mi pare appropriato…)

I biglietti di ringraziamento non ci saranno…manderemo a tutti delle cartoline dal nostro viaggio sempre per il fatto che è la “lista nozze”. A proposito, tutti gli invitati che si trovassero a passare di qui e avessero il dubbio se ho il loro indirizzo  probabilmente la risposta è no! Me lo forniscano prima del 15 Marzo via mail , grazie ;)

  • Vestito

Altra tragedia. E’ gennaio e non hai ancora il vestito da sposa?!? No, non ce l’avevo…allora sono andata con suoceri e futuro sposo  da Santino a dare uno sguardo…ho provato 3 vestiti o 4 e l’ultimo era perfetto, anche come taglia! Preso e portato a casa. Al piano superiore il reparto scarpe mi ha anche fornito il paio perfetto, in tinta con la stoletta…Lo sposo ovviamente era con suo padre nel reparto uomo e il vestito non l’ha visto!! Quindi niente foto…ma queste sono le scarpine ;)

  • Fedi & cuscino

Delle fedi non ho la foto, comunque sono due francesine in oro bianco, uguali a queste

Il cuscino porta-fedi invece l’ho preso su Weddingaccessories.net. Mi è piaciuto perchè ha quel ricamo grigio, come le scarpe e la stoletta :)

Altri gioielli non ne ho presi. Il mio vesito sarà senza spalline, a fascia, e quindi ci va una collana. Mia mamma mi darà la sua di perle (qualcosa di vecchio e qualcosa di prestato insieme). Non so bene la storia che le perle portano lacrime ma, come disse qualcuno di più famoso di me, francamente me ne infischio :P . Per la serie qualcosa di regalato e qualcosa di blu, mia cugina mi ha regalato una giarrettiera bianca con un fiocco blu…e siamo a posto!

  • Suppellettili, decorazioni, varie ed eventuali…

Allora, andiamo in ordine di sito. Sempre su Wedding Accessories ho preso questa money-box

Dato che per non incasinarci abbiamo chiesto la classica “busta” come regalo di nozze invece di andarcene in giro con un sacco di buste metteremo questa simpatica cassettina sul tavolo degli sposi e gli invitati potranno imbucare il loro regalo…

Dal sito Efavormart invece arriveranno

Scatoline porta-confetti (50 sposa e 50 sposo). Le bomboniere (entrambi i siti ne hanno di molto carine e originali sotto “favors” ) non ci saranno, verrà invece fatta una donazione alla ricerca sull’amiloidosi e allegheremo un foglietto che lo spiegherà e che rimanderà al sito dell’associazione, giusto per far sapere cos’è . I confetti non li abbiamo ancora presi, siamo indecisi sul gusto. Sono in lizza : rhum, ricotta e pera, cappuccino, creme brulè, fragola e tiramisù. Comunque vicinissimo a casa mia c’è uno spaccio di dolci con il reparto confetti Crispo fornitissimo quindi ci metteremo davvero poco a comprarli!

Poi per i tavoli al ristorante sempre dallo stesso sito ho preso questi petali in seta da spargere

e per ogni tavolo ci saranno 2 macchine fotografiche usa e getta con relativo bigliettino che spiegherà di fare le foto, passarsele un pò in tutto il tavolo e poi ridarle agli sposi come ricordo

Per le foto “professionali” invece si sono offerti due amici che fanno questo di professione…sarà il loro regalo di nozze e io li ringrazio moltissimo! :) Poi dovranno anche dirmi come farò a fare un cd con la musichina e lo scorrimento delle foto del viaggio di nozze…Ecco, dato che ci siamo, invece dell’album di nozze mi sa che è meglio un bel cd. Siamo onesti, vedere le foto dei matrimoni degli altri è sempre una palla e gli album di nozze sono ingombrantissimi! Un bel cd con un pò di musichetta non solo renderà la visione più scorrevole, ma agevolerà il dare delle copie ai genitori e occupa zero spazio in libreria :) Tanto ormai chi non guarda le foto dal lettore dvd sulla tv? :P Anzi, volendo metterle su una scheda di memoria e inserendola nella wii mi crea lei lo scorrimento e la musica, ma mi pare eccessivo ahahah :D

Niente danze al ricevimento perchè proprio non ci piace e quindi niente orchestra. E’ una cerimonia in comune quindi niente cantante, la scelta della marcia è opzionale. Visto che non c’è più il mio papà opterò per l’entrata insieme a Marco sulle note del Canone di Johann Pachelbel. Daremo la chiavetta usb con la traccia audio alla Rocca e loro trasmetterano dalle casse presenti in ogni sala…c’è solo da decidere se la versione originale o la variazione di George Winston. Più secondo il nostro stile sarebbe questa versione ma potrei attentare alle coronarie di qualcuno :P

  • Il viaggio di nozze.

Oddio, che fatica questo! Abbiamo cambiato idea un centinaio di volte!! Prima Giappone, poi Usa, poi villagio ai caraibi, poi Thailandia, poi giro del Regno Unito, poi l’Europa in Orient Express…alla fine siamo andati in agenzia viaggi. E abbiamo prenotato un fly and drive per la costa Est degli Usa + Canada. Abbiamo prenotato volo, hotels e macchina e le tappe sono auto-gestite. In pratica il giro sarà più o meno questo : Washington, Baltimora, Lancaster ( contea degli amish), Philadelphia, New York, Providence, Cape Code e Provincetown,  Boston, Salem (la città delle streghe), Portland, Burlington, Montreal, Ottawa, Toronto, Niagara Falls, Rochester, New York.  Torneremo più stanchi di prima… :P

  • Cosa manca?

Bhè, manca l’intimo della sposa, il bouquet che credo sarà di calle colorate sperando che esitano in un paio di tonalità di rosa, i fiori per la cerimonia (un vaso per il tavolo della cerimonia e basta, niente fiori al ristorante…ci sarà chi criticherà ma a me l’odore dei fiori ricorda il funerale del mio papà e non ne voglio troppi in giro. Soprattutto non voglio vedere rose bianche dato che gliene ho messa una nella bara…quanto mi manca…spero di non pensarci troppo quel giorno…). Manca anche l’acconciatura e il trucco ma domani chiamo la mia parrucchiera e ci mettiamo d’accordo. Siamo cresciute nella stessa via quindi mi conosce bene e so che posso fidarmi! Ve lo dico…io voglio i capelli e il trucco anni ‘50!! Boccoloni bigodinati, pelle chiarissima e rossetto rosso!! :P Il piegaciglia però mi fa paura…

Basta credo…no?? Ah bhè, ovvio, manca da organizzare una bella girl’s night out…l’addio al nubilato…ma per questo sentirò le mie girls ;)

Bhè poi dal lato burocratico manca portare le carte d’dentità dei testimoni in comune ma devo aspettare settimana prossima perchè la cugina di Marco la vediamo domenica…

Sabato sera poi abbiamo anche la prova del menù al ristorante…in linea di massima sappiamo già ma dobbiamo assaggiare ed eventualmente sostituire. Per esempio, il cotechino che ho letto fra gli antipasti sparirà, io mi rifiuto di assaggiarlo, lo odio :P La zuppa credo verrà sostituita dalle crespelle…fra oca e manzo non lo so, l’oca è più originale ma se poi avanza tutta non è bello…vabbè, su questo vi riaggiornerò…

Allora…che ve ne pare…ho scordato qualcosa??? :)

ps: domanda alle Signore più bon ton di me…ma poi l’anello di fidanzamento si mette vicino alla fede?? Però il giorno della cerimonia non si mette vero?

Torta soffice di mele, ricotta e mandorle profumata alla vaniglia

Posted on : 01-02-2010 | By : Laura | In : Uncategorized

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Per qualche ragione misteriosa ho comprato una confezione da 500 gr di ricotta e dovevo assolutamente usarla prima della scadenza. Avevo anche 6 mele e quindi…bhè, dolcino! Allora ho cercato su google “torta mele ricotta” e sono stata portata a questa bellissima ricetta….mi pareva perfetta!! Io l’ho un pò modificata perchè non avevo alcuni ingredienti originali in casa ma è venuta ugualmente buona…e molto molto profumata

  • 230 gr di farina 00
  • 220 gr di zucchero semolato + 3 cucchiai circa
  • 250 gr di ricotta vaccina
  • 3 uova grosse
  • 3 mele
  • 30 gr di mandorle a lamelle
  • 1 cucchiaio di cremor tartaro (o di lievito)
  • 2 cucchiai di estratto di vaniglia (per la ricetta cliccate qui)
  • 1 limone

Io devo ringraziare il mio kitchen aid che mi ha montato gli albumi alla perfezione, lavoro che solitamente odio. Sbucciate le mele e tagliatele a fettine sottili, irroratele col succo di limone facendo attenzione a non far cadere dentro i semini e mettetele da parte. In una ciotola amalgamate con le fruste elettriche i tuorli, i 220 gr di zucchero e la ricotta. Unite poi la vaniglia, la farina e il cremor tartaro. Se non avete l’estratto di vaniglia potete provare a unire un liquorino alla mela o lo Strega come nella ricetta originale. Io lo Strega non l’ho mai assaggiato quindi al massimo posso consigliarvi l’Amaretto di Saronno sulla base della mia esperienza. Potete unire semplicemente anche i semini di una bacca di vaniglia. Montate gli albumi a neve e incorporateli all’impasto mescolando dall’alto verso il basso. Versate metà impasto sul fondo di una tortiera da 24 cm, coprite con 3/4 delle mele (saranno parecchie) e ricoprite con l’impasto rimanente. Adagiate le mele rimanenti sulla superficie della torta, spolverizzate col lo zucchero rimasto e le mandorle e infornate a 180°. La ricetta originale diceva per 40 minuti, io l’ho fatta sia venerdì per portarla da mia cugina che ieri per mangiarmela in santa pace e entrambe le volte l’ho dovuta cuocere 1 ora e 20. Non so perchè ci sia questo grande dislivello ma voi controllate sempre con lo stecchino per non sbagliare!

Quella che ho portato da mia cugina l’ho fatta aromatizzata con la grappa alla mela ed era buona, ma questa alla vaniglia mi piace mooolto di più! Anzi, sniffando il profumino che usciva dal forno con questa versione ho avuto un’illuminazione: la prossima volta ci metto un cucchiaio di acqua di rose!! Secondo me è la morte sua!!

Oddio, ma ci ci credete che è già Febbraio? Fra 39 giorni mi sposo!! Oggi ho intenzione di fare bene il punto della situazione e poi vi racconterò tutto ciò che posso riguardo il 13 Marzo 2010!! :)

Un bacio e buona giornata!

Il diavolo e l’acqua santa – Corsico (Mi)

Posted on : 30-01-2010 | By : Laura | In : Uncategorized

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Scrivere questo post stasera è un pò masochista. Eh sì, perchè grazie al freddo polare che regnava oggi, ben sottolineato dal vento a dir poco gelido, il mio stomaco delicato si è rimesso a fare i capricci…uffa! Il punto è che stando maluccio avevo anche poca voglia di cucinare quindi ho buttato insieme una pizza terribile e in perfetto stile circolo vizioso tutto ciò ha aumentato il mal di stomaco…evviva! Ora il prode cavaliere sta provando a farmi un tè e al massimo mi dovrò prendere un maalox, proprio una novità in questi ultimi tempi…

Vabbè, consoliamoci (o facciamoci del male) ripensando all’ottima cena di ieri sera…Per chi non lo sapesse io e Marco abbiamo una specie di accordo che si può riassumere con calcetto in cambio di cena. Quindi tendenzialmente il venerdì sera usciamo e ieri sera è stato il turno di un posto nuovo: il ristorante ” Il diavolo e l’acqua santa” a Corsico (Mi), cittadina famosa soprattutto per la presenza dell’Ikea :P

Come potete vedere il ristorante è molto piccolo ed è giusto che sia così dato che è gestito solamente dal giovanissimo (ha 1 anno più di me quindi è giovanisssssimo :P ) chef Cristian Capraro ai fornelli e dalla sua compagna Alice in sala. E’ molto in stile bistrò e la luce soffusa mi è piaciuta molto, così come la parte di mattoni a vista. Poi so che non ve ne fregherà niente…ma che bel bagno!!! Faceva tanto casetta di campagna!! E non ci si congelava dentro come in taaaante toilettes di parecchi ristoranti…

Vabbè, dopo questo excursus igienico-sanitario passo a parlare di cucina che forse è meglio eh :) Il menù comprende un pò di tutto, carne, pesce e addirittura uno spezzatino di seitan che non è facile trovare al di fuori dai ristoranti dichiaratamente vegan.

Il benvenuto della casa è stato dei migliori, un cucchiaino di crema catalana di zola con pesto di olive verdi e pancetta croccante

Se posso permettermi un consiglio…andrebbe messo in una cocotte in dose antipasto! Era davvero delizioso e si merita assolutamente una promozione in menù! Ma anche in dose secondo piatto io me lo mangerei eh!!

Come antipasto si può scegliere fra 3 taglieri : salumi, pesce oppure vegetariano. Noi abbiamo scelto salumi con gnocco fritto, di cui non ho una foto. Buono. Ho però una foto dell’ottimo pane fatto in casa in una forma graziosissima, mignon, che penso copierò anche per il pane fatto in casa mia :)

Fra i primi c’erano molti risotti, uno più invitante dell’altro ed è stato difficile scegliere…

Marco ha preso questo risotto ai finferli dal gusto deciso

Io invece ho optato per un risotto con cozze, vongole, gamberi e bottarga al profumo di basilico. Mamma mia che profumo!! E il contrasto fra il salato della bottarga e il fresco dato dal basilico mi è piaciuto molto! Non ricordo già più qual’er l’altro risotto che mi ispirava ma questo è stato decisamente una buona scelta!

I secondi hanno una presentazione stupenda…

Marco ha preso questo filetto di manzo argentino coperto da una leggera panatura…gustoso e davvero tenerissimo! La panatura era solo spolverizzata sopra ad assorbire il sughetto della carne…a me piacciono i contrasti di texture e avrei forse optato per un carne tenerissima/panatura croccante ma anche così andava bene!

Il mio bel piattino invece era un variazione di pesce…gamberi, astice in tempura…cime di rapa…tutto buono, forse le biete un pò amare ma io non le amo molto quindi può anche essere che le percepisca così a prescindere. Il piatto era molto buono però ci sono andata un pò cauta dando il pesce più impanato a Marco. L’ho assaggiato ed era buono ma col mio stomaco ho preferito fare la brava…appena guarisco del tutto però chi mi ferma più!!

Al momento dei dolci panico!! Marco ha scelto ma io ero in crisi: crostatina o mousse di cioccolato bianco su pan di spagna alla banana con gelato al cocco? Alice mi ha consigliato la crostatina, dal sapore più delicato, che non avrebbe annullato completamente il gusto della cena coprendolo col dolce e io mi sono fidata!

Marco intanto aveva già scelto il tiramisù, anzi una variazione di tiramisù fatta coi digestive al posto dei savoiardi…davvero squisito!! E non lo dico per dire, era uno dei migliori tiramisù magiati finora!  Anzi vi dirò che oggi a pranzo avevo voglia di tiramisù e Marco mi ha detto: ” per il tiramisù devi andare a Corsico!”

Ed eccola qui la mia crostatina di ricotta e uvetta con bacca di vaniglia e salsa al tè…molto delicata davvero, poco dolce ma ci stava bene! Però mi sa che la prossima volta mousse…no tiramisù…vabbè ma devo provare la mousse…vabbè mousse e tiramisù a portar via ahahah :)

Dopo cena abbiamo fatto quattro chiacchere con Cristian che è davvero molto simpatico! Mi ha anche fatto sbirciare la sua cucina (piccina picciò) e ci ha regalato un pò del suo buonissimo pane che ha fatto una degna fine spalmato di burro e marmellata di ciliegie alla vaniglia ;)

Noi ci torneremo sicuramente, magari un sabato sera tornando da casa di mia mamma che è più comodo! Dopotutto ho ancora una mousse che mi aspetta no? Spero che se vi capitasse di passare da Corsico ci passerete anche voi! Non si spende neanche tanto e si mangia benissimo quindi…why not? Anzi, se ci volete andare ditemelo…magari vi faccio compagnia! ;)

Il diavolo e l’ acqua santa

Via Matteotti 6

Corsico

1 antipasto, 2 primi, 2 secondi, 2 dolci, acqua e 1 calice di vino : 80 onestissimi euro

Il ragù nella slow cooker

Posted on : 29-01-2010 | By : Laura | In : Uncategorized

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Che la slow cooker sia utilissima ve l’ho già detto. Se poi uniamo una lenta lenta cottura al ragù non può uscirne che un sugo straordinario! Certo, se avete una slow cooker grande come la mia ve ne verrà parecchio di ragù ma a questo punto avete due opzioni: fare felici un paio di parenti e amici distribuendo tupperware pieni di ragù, oppure surgelarlo già porzionato per ogni evenienza! Io una parte l’ho congelata e vi assicuro che scongelandolo non aveva perso neanche un grammo del suo sapore!

  • 1 cipolla, 1 carota, 1 costa di sedano e 1 porro sminuzzati
  • 500 gr di macinato di manzo
  • 500 gr di macinato di maiale
  • 400 gr di passata di pomodoro
  • 1 bicchiere di vino rosso, tipo Lambrusco (200-250 ml circa)
  • rosmarino tritato
  • olio qb
  • sale qb

Mettete un filo d’olio sul fondo della slow cooker. Unite le verdure, la carne e il pomodoro. Cuocete su low per 9 ore, verso la fine assaggiate e regolate di sale e rosmarino secondo il vostro gusto.

Ah quanto mi piace la slow cooker!! Un ragù cotto gentilmente per 9 ore con uno sbattimento di circa 15 minuti e giusto perchè io sono lenta a tagliare le verdure!! Per sopperire a questa “mancanza” mi sono preparata un bel barattolone di estratto vegetale da tenere in frigo, ma magari ve ne parlerò la prossima volta…

Comunque, tirando un pò di pasta fresca all’uovo, facendo una besciamella semplice e veloce (100 gr di burro, 100 gr di farina, 1 lt di latte, una spolveratina di noce moscata) son venute delle lasagnette mica male…Marco ne ha mangiate 3 porzioni e la sera dopo ne voleva ancora ahahah :)

(per la serie brutte ma buone :P )

Mmmm…questo post mi ha messo una fame!!! Meglio andare a pranzare va…e stasera si va a cena fuori!! Quanto mi piace il venerdì sera :)

Una gita alla Cascina I carpini

Posted on : 27-01-2010 | By : Laura | In : Uncategorized

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PREMESSA: Sono una sbadata e mi sono scordata di caricare la batteria della macchina fotografica prima di partire…quindi pochissime foto e alcune rubate ;) Per dovere di cronaca allora tornerò a degustare con la macchina fotografica carica ;)

Se vi ricordate i miei buoni propositi per l’anno nuovo avevo detto che mi sarebbe piaciuto fare delle gite fuori porta. E perchè non unire la gita a del buon cibo, ma soprattutto a dell’ottimo vino? Di questo ottimo vino vi avevo già parlato qui ma proprio non vedevo l’ora di andare a vedere dove nasceva. Io non ero mai stata in una cantina e mi aspettavo un posto stile pubblicità del Tavernello e invece…Ma partiamo dal principio.  La cascina “I carpini” si trova in provincia di Alessandria, ma molto molto vicino al confine della provincia di Pavia, a Pozzol Groppo. Noi da Milano ci abbiamo messo meno di 1 ora arrivando anche in anticipo rispetto a Paolo Ghislandi, il proprietario della cantina. Poco male, questo ci ha dato la possibilità di giocare con dei bellissimi gattini che sono sbucati fuori dal cancello della tenuta in cerca di coccole! Pozzol Groppo è un paese molto piccolo e abbastanza sperduto (non me ne vogliano gli abitanti ma non posso fare a meno di definirlo così!). Era ancora tutto coperto di neve ghiacciata e non sono mai stata così felice di aver messo in borsa il cappellino di lana! Scendendo leggermente per la S.P 105 si arriva alla cancellata in ferro dei Carpini. Purtroppo la stagione non è quella ideale per ammirare i vigneti ma immagino che in estate sia un posto stupendo con le vigne che circondano la bellissima casa in mattoni… Non appena ho cercato di infilare un gattino affettuosissimo in macchina per portarmelo a casa (non si fa lo so, ma l’adoroooo) sono arrivati Paolo, la sua compagna Patrizia e la loro vivacissima bambina Eleonora. Dopo le presentazioni di rito ci siamo subito fiondati nella cantina, pronti sia ad assaggiare che a imparare…

Cos”ho imparato? Bhè innanzitutto che Paolo ha una grande passione per il suo lavoro, una passione genuina che lo porta a volere il meglio per il suo vino a costo di rischiare e andare contro corrente. Quando si parla con lui si vede davvero che ama quello che fa e ama i suoi vini e non è solo facciata per invogliarti a comprarlo. Lui crede in quello che fa e devo essere sincera, dato che ha fatto appassionare anche me alla conoscenza del vino non posso che ammirarlo. Se tutti i produttori fossero come lui davvero si riscoprirebbe il gusto di prendersi una giornata per andare in cantina o in fattoria a comprare direttamente dal produttore!

Quando Paolo ha comprato la cascina ha rimesso a posto i vigneti, tutti tranne uno storico che era un peccato sradicare. Facendo questo non ha deciso che vino produrre partendo dall’uva, ma ha potuto decidere che uva piantare in funzione del vino che voleva ottenere. E lui voleva ottenere barbera, il migliore possibile. Ha selezionato le uve, le ha curate, viste crescere, vendemmiate, fermentate e imbottigliate…ed ha ottenuto uno straordinario barbera, in varie declinazioni. E qui torniamo alla mia visione tavernellesca di una cantina. Niente botti enormi di rovere, niente archi o volte, niente cantine immense. Ed è questo il bello! I carpini sono una piccola azienda, non una fabbrica di vino quindi è ovvio che la cantina sia in scala…ma…se l’azienda è piccola e non “su scala industriale” sappiamo tutti che l’attenzione al prodotto è maggiore no? Le botti sono in acciaio e solo un tipo di vino poi affronta la seconda fermentazione nel rovere.

La raccolta avviene in piccole cassette in modo che l’uva non si schiacci e non inizi la sue fermentazione già durante il trasporto. Tutto è davvero curato nei dettagli, pensate che Paolo si è fatto una cultura anche sui tappi di sughero per poter offrire il migliore alle sue bottiglie! E poi, questo c’è da dire, l’azienda tiene molto anche all’ambiente, cercando di riciclare il più possibile, soprattutto l’acqua, e progettando di installare i pannelli solari a breve. Meritevole.

Ma inziamo a parlar di questi vini! Allora, ci sono 3 rossi e un bianco:

  • Rugiada del mattino : è l’unico bianco, molto delicato e floreale. Ha un’aroma persistente che ha profumato tutto il bicchiere…per dire, il mio amico Marco che non ama i vini bianchi fermi l’ha trovato ottimo! Anch’io lo trovo ottimo a tal punto che durante la cena di Capodanno da Nicola Cavallaro ho sfidato il predominio-bolla per prendere una bottiglia di questo, che si è sposato benissimo con tutto il menù!
  • Sette Zolle: ecco, questo è il mio preferito. Quando ce l’ha versato nel bicchiere direttamente dalla botte non potevo smettere di annusare…sapeva di frutti di bosco e creme de cassis! Una favola! Non è corposo come i suoi fratelli ma a me piacciono i vini profumati e quindi questo vince ;)
  • Falò d’ottobre: Questo inizia ad avere un gusto un pò più deciso ma rimane comunque profumato, buono comunque, mai acido.
  • Bruma d’autunno: questo è un pò la punta di diamante della casa. Davvero corposo, avvolgente, stagionato nelle botti di rovere oltre che in quelle d’acciaio. E’ un vino adulto a cui non manca proprio nulla e ne ho preso una bottiglia per il suocero che di sicuro apprezzerà (già mi ha chiesto la broschure della cantina). Ne esiste anche un’annata 2004 ma ormai è tenuta gelosamente sotto chiave come riserva della casa :)

Tutto qui? Solo 4 tipi? Eh bhe? se sai fare bene una cosa devi concentrarti su quella, secondo me, e invece di creare 10 etichette sciape è meglio averne 4 ottime! Questa decisione ha tutta la mia approvazione!

Dopo la degustazione direttamente dalla botte siamo passati a quella dalle bottiglie, bevute  a tavola ad accompagnamento dell’ottima cucina della Cascina Montegualdone. Un posto che è rimasto alle usanze di paese dove il pranzo della domenica è sacrosanto, la proprietaria/cuoca timidamente dice “io nel mio piccolo faccio quello che posso” quando si loda la sua cucina e il marito non disdegna affatto di passare a bere un buon bicchiere coi suoi clienti…mi è piaciuto un sacco! Peccato ci fosse parecchia nebbia, il paesaggio doveva essere stupendo da lì…Ridendo, scherzando e bevendo si son fatte le 5! E’ bello però quando il tempo passa così in fretta, soprattutto quando sei con persone che in fondo non conosci, perchè vuol dire che ti stai divertendo davvero e ti stai godendo ogni singolo istante della giornata! A me è davvero piaciuta e sentendo anche gli amici in macchina  devo dire che è stata una sensazione comune…vi dirò di più, abbiamo già deciso di tornarci in primavera!!

Che dire se non grazie a Paolo e Patrizia per la loro ospitalità, la loro gentilezza e la fantastica giornata trascorsa insieme?

Ora, per chi volesse approfondire la conoscenza con questi vini, e io ve lo consiglio vivamente, ecco un paio di informazioni:

  • Cascina I Carpini, SP 105 N. 1, 15050 Pozzol Groppo (Al). Organizzano giro cantina + pranzo (volendo) la domenica oppure c’è anche l’opzione week-end che comprende giro in cantina, pranzo e alloggio presso al Cascina Montegualdone e poi visita di altre aziende della zona, tra cui un caseificio. Si narra anche di fragole e pesche meravigliose nel giusto periodo dell’anno…
  • Per chi non avesse la possibilità di fare un giro di persona (ma davvero, fatelo davvero perchè merita tantissimo) spediscono il vino anche per corriere, a partire da una bottiglia al solo costo di vendita del prodotto…mica male eh?

E se passate in zona non fatevi sfuggire la cucina della Cascina Montegualdone!!

ps: il gattino bellissimo non l’ho rubato, l’ho lasciato libero e felice in campagna a mangiare i topolini….ma mamma mia quant’era coccolooooo!!

La slow cooker, il goulash e l’insalata di cetrioli

Posted on : 25-01-2010 | By : Laura | In : Uncategorized

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Venerdì scorso sono venuti a cena due amici…quale occasione migliore per usare un pò la slow cooker? Per chi si fosse perso il mio elogio alla slow cooker con tutto quello che avreste sempre voluto sapere e non avreste mai osato chiedere vi rimando qui

Il clima freddo mi spingeva verso spezzatino e polenta ma poi ho optato per una versione più ungherese della cena, componendo questo piattino. Vorrei solo fare una premessa per quanto riguarda il cumino usato per il goulash. Il cumino che ci viene in mente quando parliamo di questa spezia molto frequentemente è il cumino “arabo”, dall’odore molto molto intenso. A me personalmente non piace perchè mi pare sempre che odori di sudore e francamente mi rimane anche sullo stomaco. Poi c’è il cumino che usano nei paesi nordici, che è molto più buono ed è conosciuto anche come carvi. Per il goulash sarebbe bene usare il cumino nero che è di provenienza medio-orientale ma ha un gusto molto più piacevole del cumino “arabo”. Per chi è mai stato in Marocco…avete presente quei semini neri che vi mettono in un fazzoletto e strofinano contro il palmo della mano per tirar fuori tutto il profumo (che secondo loro fa passare il raffreddore)? Ecco, quello è il cumino nero. Molto aromatico, pungente ma anche fresco. Il cumino nero non è la nigella che si presenta sempre sotto forma di semini neri ma che ha un gusto più dolce del cumino nero. Vabbè, dopo questa premessa un pò confusa riassumo dicendo che per il goulash io ho usato i semi di cumino nero e che li ho comprati su Madavanilla (schwarzkummeln).

Per la panna acida. So che si può fare in casa anche se non ricordo bene come (tipo latte, yogurt, succo di limone…). Io personalmente non ho nessuna difficoltà a trovarla nel banco frigo dell’Auchan, dove trovo anche la creime fraiche che è leggermente diversa dalla panna acida ma che all’occorenza va bene uguale. La marca migliore di panna acida secondo me è la Meggle, ma già sapete che io adoro anche la loro panna fresca…

Per il goulash cotto nella slow cooker (dosi per 4 persone affamate)

  • 6 patate non troppo grosse tagliate in quarti
  • 80 gr di pancetta a cubetti
  • una cipolla tagliata ad anelli
  • olio evo
  • un cucchiaio scarso di semi di cumino nero
  • un cucchiaio abbondante di paprika dolce
  • 1 spicchio d’aglio tritato
  • 900 gr di spezzatino di manzo
  • 250 ml di brodo di carne
  • 500 ml di passata di pomodoro
  • sale, pepe se necessario
  • 200 ml di panna acida

Versate un filo d’olio sul fondo del contenitore di ceramica della slow cooker. Unite la cipolla, le patate, la pancetta e mescolate bene. Coprite e cuocete per 30 minuti su high. Unite poi la paprika, i semi di cumino nero, l’aglio e la carne, mescolate bene, coprite e fate cuocere per 15 minuti sempre su high. Versate il brodo e la passata di pomodoro, date una mescolata, abbassate su low, coprite e fate cuocere per 8 ore. Assagiate e regolate con sale e pepe se vi sembrerà necessario, poi unite la panna acida, mescolate bene e servite subito. Io mi son dimenticata di aggiungere la panna – causa fame-  ed era molto buono lo stesso. Son curiosa però di sapere come sarebbe stato con la panna, secondo me ottimo!

Come accompagnamento consiglio gli gnocchetti di patate conditi semplicemente con panna ed erba cipollina. Se poi vi piace c’è anche

Insalata di cetrioli all’ungherese

  • 2 cetrioli
  • 1 porro
  • sale
  • 200 ml di panna acida
  • paprika

Tagliate i cetrioli a rondelle e unite un cucchiaino di sale. Lasciate a temperatura ambiente per 1 ora e poi scolate l’acqua che si sarà formata. Unite il porro tagliato a rondelle, coprite con la panna e la paprika e mescolate. Coprite con la pellicola e lasciate in frigo a riposare tutto il giorno prima di servire.

Che ve ne pare? Un’ottima cena con il minimo sforzo! Sì sì, la slow cooker è stata proprio un grande acquisto!! Ne ho regalata anche una più piccola a mia mamma per Natale e anche lei ne è felicissima! Lei preferisce far rosolare la carne prima di metterla in sc ma secondo me non c’è bisogno…comunque poi ognuno trova il suo metodo :) Io semplicemente ve la consiglio come acquisto! Non vi dico che ragù ne viene fuori dopo 9 ore di lenta cottura…

Va bene, vado…fra poco arriverà il suocero a riparare la tapparella. Mi auguro che ce la faccia perchè sento la mancanza di luce naturale in cucina!!

A presto!!

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